(Il Concorso ginnastico di Firenze).
| Pubblicato su: | Il Regno, anno I, fasc. 29, pp. 3-4 | ||
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| Data: | 12 giugno 1904 |

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La passata settimana Firenze è stata invasa dai ginnasti d'Italia. Non ne parlo qui per dire quale delle squadre abbia fatto più valere la vigoria dei muscoli e l'agilità delle membra, né per annunziare chi fu vincitore nella corsa e chi nella lotta, chi ebbe la medaglia al gioco della palla e chi ottenne il campionato nel gioco del calcio. Non voglio cantare le gesta dí nessun trionfatore. Pindaro è morto e non mi sento di succedergli. Il suo vero epigono non é forse il nerovestito reporter armato non della cetra ma de' suoi foglietti di note?
Non voglio parlare del Concorso ginnastico come avvenimento di sport ma come qualcosa di più grande: come festa della sana energia nazionale. Come cosa di sport affermano tutti ch'è mal riuscito. La tradizionale fiacchezza e inettitudine fiorentina non ha saputo organizzare decorosamente e avvedutamente l'impresa. Ma ciò non m'importa. Un altro concorso avrà riuscita migliore, un'altra città saprà meglio disporre le cose. Ma intanto, qualunque sia stato il modo col quale s'è svolta questa gara nazionale, noi abbiamo avuta la gioia di questa bella gioventù d'Italia, che ci ha richiamati dalla nostra vita, sonnolenta e provinciale al senso della forza e della sanità della libera vita animale.
Noi stretti nei nostri abiti incomodi e inestetici, noi costretti alla vita sedentaria dell'intellettuale, alla vita artificiale e puramente cerebrale di chi vive per le parole e tra le parole, noi che ricordiamo sol come retorica della nostra tradizione classica, i ginnasi greci e i ludi romani, ci siamo sentiti ricondurre violentemente al pensiero e allo spettacolo della vita dei muscoli, del sangue, della pelle, della vita di ciò ch'è in noi fisico al disopra di quello ch'è in noi metafisico. L'intellettuale amante di giochi verbali e psichici ha ceduto il passo all'animale bramoso di movimento e di vittoria. Il nostro istinto agonistico, ridotto ormai alle placide scherme delle polemiche giornalistiche, è risorto più vivo e violento contemplando i bei corpi solidi che si attorcevano sotto il sole. Le nostre passioni profonde di selvaggi mal addomesticati sono risorte dinanzi a questo spettacolo di forza, che proclamava come il pugno possa valere un cervello e un salto un sofisma. Tutti i nostri istinti animali, tutti i nostri mal sepolti ardori di animali primitivi, sono scattati fuori di nuovo in cospetto di questi giovani che vivono per il corpo e che eran venuti per battersi e per vincere.
Ed io ho sentito profondamente, come non avevo provato mai, il gusto della gioiosa esistenza fisica, del moto delle membra libere che si sentono atte a ogni sforzo, pronte a ogni difesa, solcate da vene ben gonfie di rosso sangue, percorse da nervi vigili e obbedienti. Ho sentito la comicità di questa nostra vita ascetica, scarna, povera, debole, di gente di penna. Ho sentito, quasi, il bisogno prepotente di gettarmi in una mischia, di atterrare qualche fiera, di traversare a nuoto qualche Bosforo tempestoso, di superare a gran corsa una montagna intatta.
E ho ricordato alcuni giorni di vita agreste e montana, in cui il piacere della fatica, l'affocamento, del sole, la voluttà delle cime raggiunte, la sete e la voracità del corpo operoso, perfino l'acre sudore che mi copriva, mi davano un senso nuovo della vita, un senso più energico, più immediato, quasi direi più reale.
Tutto questo mi hanno insegnato e ricordato i giovani venuti da tutta Italia a Firenze, ma non solo questo. L'educazione della forza ha per noi anche un significato nazionale. Il rafforzamento di sè stesso è già un rafforzamento della patria. Chi rende atletico il suo corpo fa già dell'espansionismo per proprio conto. Ora per fare dell'espansionismo nazionale non occorrono soltanto dei ministri abili, dei mercanti accorti e delle navi ben guarnite di proiettili e di corazze. Occorrono anche dei soldati e dei validi e forti soldati. Un popolo di anemici e di tisici si fa conquistare ma non conquista. La signora Lombroso non ci ha insegnato ancora, nel suo libro sui Vantaggi della degenerazione, come un popolo di rachitici
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e di nevrastenici possa farsi un impero coloniale.
Ora i ginnasti avevano, col loro fiero portamento, coi loro accampamenti e le loro fanfare, un certo aspetto marziale, l'aspetto di una milizia più libera e sciolta, di un esercito di volontari gioiosi é vittoriosi. Le società ginnastiche non potrebbero essere i nuclei di un nuovo esercito spontaneo e nazionale accanto a quello obbligatorio e ufficiale?
In ogni modo esse sono dei centri di salute nazionale, dei serbatoi di forza, ai quali potremo attingere il giorno dei grandi disegni. Queste modeste società, disseminate in tutta Italia, preparano forse alla patria i futuri conquistatori, e i futuri coloni che non piegheranno nei meriggi di fiamma dell'Africa o nelle enormi solitudini dell'America. Ci offriranno la materia prima onde foggiare italianamente qualche parte del mondo.
Io vi ringrazio, o giovini Italiani, che per tre giorni avete riempito la mia città coi vostri canti e la mia anima colle vostre speranze. Voi avete portato in questa Firenze che male unisce la grande tristezza delle sue vie fieramente medioevali colla meschina tristezza delle sue vie laidamente moderne, in questa Firenze che non è più capitale della Rinascenza europea o del Regno d'Italia ma non ancora si decide a essere città morta, quasi un vento di sonora letizia, un soffio di vita più ampia e virile. I vostri corpi validi e snelli, le vostre vesti più gaie e graziose di quelle comuni, il vostro riso fresco e rumorose, la vostra onnipresenza instancabile mi hanno scosso dal sopore della vita quotidiana e m'hanno fatto sognare un popolo povero di gazzette e di biblioteche ma felice di sani e valorosi figlioli.
La virtù, nel senso italico e cinquecentesco di capacità e di potenza, era ne' vostri sguardi e di tale maschia virtù, più che di quella lacrimosa e parolaia che corre le vie, avrebbe bisogno l'Italia. Dacci, o Signore, mille ginnasti di più e un arruffapopoli di meno!
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